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Doney

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| La tecnologia, ovvero il
televisore Brionvega Doney (designer Marco Zanuso e Richard Sapper,
collaboratore). Il modello Doney è emblematico di un preciso atteggiamento progettuale che vede nella determinazione tecnologica interna dell'oggetto il supporto di riferimento per la sua formalizzazione definitiva. Le ragioni si trovano oltre che nel personale atteggiamento del designer, nel fatto che Doney fu il primo televisore completamente transistorizzato progettato in Europa. Dice Zanuso: "Il fatto che non esistevano precedenti ci costrinse a cominciare il lavoro dall'inizio. Lo studio partì da un'analisi dimensionale intesa ad identificare tutte le varie esigenze, in una forma adeguata al carattere di apparecchiatura trasportabile insito nel televisore in progetto. Un simile atteggiamento venne visualizzato immaginando la forma come determinata dallo spostamento lungo il suo asse del cinescopio, assunto come generatore di un volume col suo contorno. L'analisi si svolgeva su diversi piani: una ricerca di tipo geometrico per individuare le ottimali posizioni relative dei vari componenti e un'altra per determinare la dimensione e le caratteristiche dei componenti stessi. Ottenuti dati ed elementi, si procedette alla sintesi costituzionale dell'apparecchio raggiungendo un risultato sostanzialmente diverso dalla struttura degli altri televisori. Invece di collocare il cinescopio davanti, il circuito stampato dietro e gli altri componenti sciolti nello spazio rimanente, poi richiudendo tutto in un parallelepipedo, qui i componenti furono raggruppati secondo le loro funzioni elettriche ed operative in quattro elementi di forma diversa, tuttavia complementari gli uni rispetto agli altri: 1. cinescopio di forma caratteristica come quella di tutti i cinescopi; 2. gruppo di amplificazione, con il compito di preparare i segnali per l'immissione nel tubo a raggi catodici; formato ad anello con la circonferenza esterna dimensionalmente corrispondente al perimetro del cinescopio; 3. gruppo di ingresso, con il compito di fornire segnale di alimentazione a forma di anello come l'elemento 2; 4. gruppo di alimentazione interna con le batterie e circuito relativo, concepito eguale a quello degli altri elementi. Il complesso risultante dall'unione di tutti questi elementi si presentava come una specie di dado arrotondato con i lati corrispondenti più o meno alle misure del cinescopio. Successivamente questo schema fu elaborato. L'elemento 3 fu allargato verso dietro e l'elemento 4 fu ridotto di misura; l'altoparlante che prima faceva parte del gruppo di amplificazione, fu aggregato all'elemento 1, formando così col cinescopio un gruppo funzionale di uscita di suono e immagine. Ad ognuno di questi elementi funzionali fu coordinato un elemento strutturale, che, oltre a servire come base di montaggio dei singoli componenti, assicura il collegamento dei 4 pezzi. Definita quest'impostazione nello spazio dei componenti e la loro ossatura, si passò al disegno dell'involucro. A protezione del cinescopio venne collocata nella parte anteriore dell'apparecchio una calotta trasparente in polimetacrilato di metile; questa si allaccia a pressione sull'anello di supporto del cinescopio. Sullo stesso anello a protezione della parte posteriore contenente i circuiti, è trattenuta una carenatura provvista di numerose nervature di irrigidimento che fungono in molti casi da aperture per la circolazione d'aria necessaria al raffreddamento e per il controllo dei comandi". (tratto da "in Argomenti e immagini di design-1971) |
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Nato a Milano nel 1916, muore nel 2001,
architetto, urbanista e designer. Si laurea in architettura
nel 1939. Animatore fin dal dopoguerra del dibattitoculturale
nel Movimento Moderno è membro dei CIAM (Congrès
Internationaux d'Architecture Moderne) e dell'INU
(Istituto Nazionale di Urbanistica), dal 1947 al 1949
Condirettore di Domus con Ernesto N. Rogers nel 1946-47
e redattore di Casabella negli anni cinquanta, ottiene più
volte il riconoscimento della medaglia d'oro (VIII, IX, X,
XI, XIII Triennale) e consegue il gran premio della Triennale nelle
edizioni IX, X, XIII. Partecipa alla fondazione dell'ADI 1954 e alla
creazione del premio Compasso d'Oro nel 1956. L'attività di
architetto e designer gli fanno guadagnare il Compasso d'Oro negli
anni 1956, 1962, 1964, 1967 e alla carriera nel 1985. Tra le
architetture occorre ricordare i complessi per Olivetti in Sud
America, stabilimento Necchi a Pavia e il Nuovo Piccolo Teatro di
Milano; tra i progetti di design vanno menzionati quelli per Arflex,
Brionvega, Borletti, Gavina, Bonacina, Kartell, Siemens. Svolge
attività didattica presso il Politecnico di Milano. Diversi suoi
pezzi sono presenti nella collezione di Design del Museum of Modern
Art di New York.
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Nasce nel 1932 a Monaco. Qui studia
filosofia, grafica, ingegneria ed economia politica. Tra il
1956 e il 1958 lavora nell'ufficio progetti della Mercedes
Benz. Nel 1958 si trasferisce a Milano. Inizialmente,
lavora con Gio Ponti, in seguito per la Rinascente.
Insieme a Marco Zanuso, progetta radio e
televisori per Brionvega, il telefono Grillo per la Siemens,
mobili e lampade ed altro ancora. Tra il 1970 e il 1976 è
consulente alla Fiat ed alla Pirelli per
automobili e accessori; in seguito, per IBM in tutto il
mondo. Dal 1986, insegna alla Hochschule für
angewandte Kunst di Vienna. Tra i suoi lavori più conosciuti,
figurano i bollitori per Alessi (1984) e la lampada Tizio
(1972) per Artemide.
Riceve cinque volte il Compasso d'Oro. Attualmente, insegna Lehrstuhl Fur Industrie Design all'Akademie der Bildenden Kunste di Stoccarda. |
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20 luglio 2009